Passiamo le giornate a fare i direttori artistici di tutto ciò che ci circonda. Curiamo la simmetria degli spazi, la precisione millimetrica di un progetto, l’impatto visivo di un’idea con un’adrenalina bellissima. Siamo decisi nel voler dare una forma pulita a ciò che è fuori; una determinazione lucida, diretta che diventa veemenza, l’unico obiettivo è quello di rendere la realtà conforme al nostro eidos platonico. E ci riusciamo. Diventiamo naturalmente autoritari, scaltri, esigenti, impeccabili. Poi, però, ci guardiamo allo specchio e accade un fenomeno particolare, quasi paradossale… Pretendiamo l'eccellenza fuori e ci alimentiamo a scarti dentro. Scarti di sonno, scarti di tempo, scarti di attenzione. Accettiamo compromessi personali che in qualunque altro ambito rifiuteremmo immediatamente, continuando a pretendere che mente e corpo collaborino perfettamente ma che la verità è che, spesso, siamo completamente disconnessi.
E perché lo permettiamo? Forse perché ci hanno abituati a pensare che il nostro valore dipenda solo da quanto riusciamo a produrre, a gestire, a tenere in piedi tutto il resto, anestetizzando pensieri, emozioni e percezioni. Come se l’ambiente esterno avesse una risonanza maggiore rispetto a quello interno, come se vi fosse per assurdo un interruttore che annienta ciò che realmente siamo, succede che ci disuniamo. Personalmente ho sempre trattato con estrema delicatezza il termine disunire: la sua potenza semantica fa quasi paura, descrive esattamente quel momento in cui i nostri pezzi smettono di comunicare. Non siamo più un'identità solida e compatta; diventiamo frammenti sparsi che cercano solo di arrivare a fine giornata. Ci separiamo dalla nostra forza, dalla nostra lucidità, dal nostro centro lasciando aperte delle voragini che finiscono per assorbire energia, presenza e consapevolezza.
Ma il motore di tutto siamo noi. E nessun motore può girare a vuoto senza finire per grippare.
Trattarsi come il progetto più importante significa fare uno switch radicale. Significa capire che la cura di sé non è un lusso da posticipare a quando "tutto sarà a posto", perché quel momento non arriva mai. E no, non significa nemmeno seguire una scaletta rigida di benessere programmato.
Implica anche un bagno caldo con le candele profumate, implica stendersi sul divano a guardare il soffitto, implica chiudere fuori il mondo e regalarsi un rito intimo, personalizzabile, privo di qualsiasi logica di produttività. In quello spazio non esistono regole. Non esiste un tempo, non esiste una scadenza, non esiste nessuno a cui dover dimostrare qualcosa o rispondere a un messaggio. È l'unico momento della giornata in cui puoi finalmente mollare il controllo e proteggere la tua vulnerabilità. Questa non è una debolezza; è una decisione di potere. Significa tracciare un confine netto tra te e il rumore di fondo, riconoscendo che se non tuteli il tuo centro, tutto ciò che costruisci fuori è destinato a tremare.
Prenderti uno spazio vuoto non è tempo tolto ai tuoi obiettivi. È il modo in cui dai valore all'unica struttura che non puoi permetterti di perdere: te stesso.
Frecce ← → per navigare · swipe su mobile
Articolo
Care for Yourself as Your Most Important Project
We strive for excellence on the outside while feeding on scraps within. When running is reduced to mere inertia, pausing isn't a sign of weakness: it's a power move. This is an invitation to make a radical switch and finally treat yourself as the most important project of your life.
https://www.personalstatementstudio.com/blog/cura-te-stesso-come-il-tuo-progetto-piu-importante